
Sono state identificate 6 emozioni primarie: gioia, rabbia, tristezza, paura, disgusto e sorpresa (solo quest’ultima mancava nel film Inside out, che vi consiglio di vedere se volete conoscere un po’ di più le emozioni che tanto ci scombussolano nel nostro interno).
Siamo abituati a distinguere le emozioni tra positive e negative. Ad esempio, la gioia tendiamo a considerarla come positiva, mentre rabbia, tristezza e paura come negative. Ma siamo sicuri che possiamo dividerle in modo così semplice?
Se torniamo un po’ indietro nel tempo, possiamo capire come ciascuna di esse era, ed è tuttora, utile per vivere e sopravvivere nella nostra quotidianità.
Il disgusto è stato molto utile ai nostri antenati per comprendere quali cibi potessero essere commestibili o meno. Il suo scopo è infatti quello di allontanarci da qualcosa, o persino qualcuno, che potrebbe essere pericoloso per noi.
L’emozione della paura, invece, si attiva quando ci troviamo di fronte ad un pericolo in modo da mettere il nostro corpo nella condizione di prepararsi ad affrontarlo. Se incontrassimo un serpente velenoso e in quel momento provassimo gioia invece che paura, probabilmente incorreremmo in grossi rischi. Tuttavia, se fossimo uno zoologo che scopre una nuova specie sarebbe più che normale essere molto gioiosi per la scoperta, ma allo stesso tempo la giusta dose di paura può metterci in guardia nell’avere a che fare con un animale di cui non sappiamo nulla.
La rabbia viene spesso percepita come un’emozione da evitare o da nascondere. Quando è disfunzionale, infatti, può influenzare negativamente le relazioni e portare a compiere azioni che sono dannose per sé stessi o per gli altri. Tuttavia, se non è disfunzionale, anch’essa ci è utile: la sua funzione di base è principalmente protettiva perché ci segnala che qualcosa non va, ad esempio che stiamo subendo un’ingiustizia o che qualcosa ci sta impedendo di raggiungere i nostri obiettivi, ci prepara quindi alla difesa e a reagire.
La tristezza viene molto negativizzata all’interno della nostra società dove viene etichettata come un’emozione per deboli. Eppure, essa è utile tanto quanto le sue compagne e non va trascurata. Infatti, la tristezza segnala agli altri che abbiamo bisogno di aiuto e quindi può permettere di attivare una rete di supporto attorno a noi nei momenti di difficoltà. Inoltre, ci consente di elaborare vissuti spiacevoli portadolci a riflettere su di essi. Come ha scritto Charlotte Bronte in Jane Eyre: “Piangere non indica che sei debole. Sin da quando sei nato è sempre stato un segno che sei vivo”. Concederci di piangere ogni tanto non è segno di debolezza ma la possibilità di lasciar fuoriuscire una nostra emozione.
La sorpresa è un’altra emozione che ci prepara a reagire a qualcosa di inaspettato che potrebbe rivelarsi una minaccia, mentre la gioia ha diverse funzioni positive tra le quali quella di darci le energie per raggiungere degli obiettivi.
Le emozioni sono quindi tutte fondamentali per la nostra sopravvivenza, ma per evitare che divengano disfunzionali può essere utile averne una maggiore conoscenza e comprensione.
Un percorso di sostegno psicologico può aiutare ad entrare in contatto con le proprie emozioni e capire cosa ci vogliono dire, nonché a migliorare nella gestione di esse. Cliccando sul pulsante qui sotto potrai vedere i percorsi e corsi che propongo.
Anche ai più piccoli e agli adolescenti può essere utile (ed anche divertente) seguire un percorso sulle emozioni, aiutandoli ad entrare in contatto con esse, a conoscersi meglio e a comprendere l’influenza che quest’ultime hanno sui loro comportamenti. Cliccando sul pulsante qui sotto potrai vedere i percorsi sulle emozioni che propongo.
Dott.ssa Michela Benigni
