Il silenzio: uno spazio per ascoltarci

Siamo abituati a vedere il silenzio come assenza di suoni o di rumori nell’ambiente attorno a noi.

Tuttavia, quando c’è silenzio non è detto che non ci sia comunicazione. Ci sono due modi per comunicare con le altre persone: verbale, ovvero attraverso l’uso della parola, oppure non verbale, che comprende ad esempio l’uso di gesti. Il silenzio rientra nella seconda categoria, quindi, anche quando restiamo in silenzio, in realtà stiamo comunicando qualcosa. 

Nei momenti di silenzio, molti di noi possono percepire un senso di disagio o di imbarazzo. Infatti, sembra crearsi un vuoto, che si cerca di riempire in qualche modo e, se non si riesce, esso può diventare addirittura insopportabile.

Nella nostra società, soprattutto per chi vive in aree urbane, dominano il suono e l’idea di dover sempre fare qualcosa, per cui ritagliare del tempo libero per sè stessi, fermarsi e riflettere non è considerato accettabile. 

Eppure, abbiamo mai pensato di vedere il silenzio come elemento di creazione di uno spazio interno a noi, dentro al quale possiamo riflettere, esplorare i nostri pensieri e le nostre emozioni? Dedicare dei momenti di silenzio per noi stessi può esserci utile: ci consente di fermarci e di isolarci per qualche istante dall’esterno per concentrarci sul nostro mondo interno e, magari, sciogliere i nodi di qualche matassa aggrovigliata nella nostra mente. Il silenzio ci permette di concentrarci, ad esempio per studiare o per trovare la soluzione a un problema. 

Alcune ricerche hanno sottolineato gli effetti positivi del silenzio sul nostro benessere psicofisico, ad esempio favorisce uno stato di rilassamento e migliora il nostro stato d’animo (Pfeifer & Wittman, 2020).

È possibile riscoprire quanto può essere prezioso e ricco di significato il silenzio, senza lasciarci spaventare da esso. 

Dott.ssa Michela Benigni 

Bibliografia

Pfeifer E. & Wittmann M. (2020), Waiting, Thinking, and Feeling: Variations in the Perception of Time During Silence, Frontiers in Psychology, 11:602, doi: 10.3389/fpsyg.2020.00602